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Dal Messaggero del 29 giugno 2009

E quelle opere in mostra "fino al deperimento"

Fino a deperimento opera. E' questo il termine per ammirare i manufatti artistici della II edizione di Pop Up!, il festival d'arte contemporanea voluto dal associazione Mac, Manifestazioni artistiche contemporanee, che scuote la città.
Infatti finché rimarranno incollati al muro sarà possibile ammirare i poster sotto la prima parte degli Archi, in corrispondenza della Mole Vanvitelliana, prodotti vincenti di un concorso indetto dal Mac tra gli studenti degli istituti marchigiani. E vale la pena spingersi fino ai locali della Cooperativa Pescatori, in via Vanoni, dove l'edificio est ospita i poster degli artisti che hanno aderito a Mi-Manifesto, convention di poster art, che ha raccolto poster da tutto il mondo, mentre l'edificio ovest custodisce i lavori di William Vecchietti e Paper Resistance, che vale la pena di vedere.
Il primo ha trasformato le porte dei magazzini dei pescatori in quadri che infondo la speranza di un mondo migliore, il secondo catapulta l'ignaro visitatore in nel mondo dei libri illustrati inglesi di una volta, dipingendo rigorosamente in bianco e nero. I locali, grazie alla disponibilità dei pescatori che vi lavorano, saranno aperti visitabili giorno e notte.
C'è tempo fino a fine agosto invece per vedere la mostra di poster, serigrafie e copertine di libri o cd del collettivo marsigliese Le Dernier Cri, che espone nella sala Emendabili della Mole Vanvitelliana, aperta dal martedì alla domenica dalle 18.30 alle 21.30. Il prossimo appuntamento del festival sarà venerdì 3 con Pop Up! The Party, dalle 22 nei locali della Fiera, dove mixeranno importanti dj come Uovo, dj Hendrix e Luca Benini.


Dal Messaggero del 29/06/2009

Dal Messaggero del 28 giugno 2009

POPUP! La città entra nell'arte

Un'inaugurazione, quella di ieri, che ha visto gravitare tra la Mole, gli Archi e la Cooperativa pescatori più di mille persone, che si sono lasciate incantare dai suggestivi allestimenti di Pop Up!, ideato da Monica Caputo, Lucia Garbini e Allegra Corbo. Alle 18 il taglio virtuale del nastro nella sala Emendabili della Mole Vanvitelliana, dove espongono gli artisti del collettivo francese Le dernier Cri, che con i loro poster, le copertine di cd, i libri illustrati, serigrafati o dipinti a mano, scuotono il gusto della città proponendo una visione oscena, a volte cruenta e sessuale, del genere umano, ma lo fanno con qualità artistica notevole.
Presente anche il sindaco Fiorello Gramillano, l'assessore Pesaresi e la dirigente del servizio cultura del Comune di Ancona Mosciatti.
«Usiamo tecniche diverse, siamo tanti artisti uniti dalla passione per quello che facciamo» confessa Pakito Bonito della Dernier, che si aggira per i locali, dove il Raval offre pesce marinato e la gente acquista al bookshop. Quattro sale colorate, intense e scioccanti ed un video dal gusto sexy-horror compongono un'esposizione che già nella prima giornata ha registrato un interesse importante (sarà visitabile fino al 30 agosto dal martedì alla domenica dalle 18.30 alle 21.30). Immagini invece, quelle degli studenti marchigiani affisse sulle colonne degli archi, che sembrano già aver sopportato il trascorrere del tempo per l'effetto della colla sulla carta e che per questo sembrano voler raccontare una lunga storia.
Ma l'allestimento più suggestivo è sicuramente quello dei due padiglioni della Cooperativa pescatori, in via Vanoni. L'edificio est è dove sono esposti i poster della Convention internazionale Mi-Manifesto. Si fa fatica a non lasciarsi trasportare dall'odore di pesce pungente, dalle reti che ti curi di non calpestare, che sono lì sottratte alla furia del mare per essere rammendate, e dai poster che da ieri renderanno i locali dei pescatori un luogo magico per sognare. Un salto dai signori del dopolavoro ferroviario che grigliano pesce azzurro e attraversata la strada c'è il padiglione ovest.

Viaggio silenzioso nel mondo della diversità che William Vecchietti e Paper Resistance hanno trasformato in arte. C'è il barbiere degli Archi, il macellaio, la vicina di casa, l'extra comunitario appena arrivato in città. Più di trenta visi, colori, sorrisi ed espressioni con un solo elemento comune, cuori disegnati sui palmi delle mani. Immagini lavorate al computer che sono affisse nel lungo corridoio dei magazzini dei pescatori, ognuno con la sua porta di lamiera che da ieri sarà immagine, simbolo e colore di un mondo che si apre all'arte grazie ad una performance pensata per quel luogo. «E' bello entrare nei luoghi dei pescatori, rispettando il loro lavoro. E' ora di aprire il cuore alle persone, ecco perché i manifesti sono affissi su delle porte» racconta William Vecchietti, artista anconetano che si è affermato ritraendo persone e sguardi e che gira il mondo con le sue esposizioni. Concerti dalle 20 fino a notte fonda tra la Mole, la Cooperativa ed il Lazzabaretto hanno coniugato musica, vino ed arte contemporanea all'insegna di una città che risponde.


Dal Messaggero del 28/06/2009

Donatella Discepoli

Protendere il cuore
A destra a sinistra al centro
fai otto ripetizioni per otto volte
esegui l’esercizio per un mese otto volte al giorno
benefici allargamento della cassa toracica, miglioramento della respirazione e del sonno
passato un mese ripeti l’esercizio portando il cuore alle mani
comprimi, allarga, allunga e spingi; potresti sentire dei fastidi che possono divenire intensi
a volte sopraggiunge Paura
in alcuni casi senso di soffocamento
possono insorgere lacrime improvvise
allora respira
protendere mani verso l’Inesprimibile
protendere le mani anche quando credi di non poter fare altro
alla ricerca della pandemia
immersi in fascismi mediatici
fare esercizio
ripetere l’esercizio ogni giorno. la ripetizione crea
resisti al fascismo mediatico al pressappochismo virulento. una paralisi indotta, un’infiltrazione lenta ed efficace
una rassegnazione sottile
ripristinare il legame tra coscienza ed azione

ripetere l’esercizio
entrare nei recessi dell’intimità
spingere, abbassare,comprimere, alzare, nascondere,innalzare,aprire,aprire, far esplodere curare, a volte curare e mettere a dimora
aspettare, ascoltare, aspettare
sanguinare,saturare,aspettare
usare colori per creare magie, edificando
un’immagine crea mondi

non mi trovo qui per caso. anche se a volte me lo dimentico
ne a caso non ho voglia o intenzione di analizzare il lavoro di William Vecchietti
l’innegabile vicinanza affettiva non è il deterrente
ho visto quasi tutti i suoi lavori, a volte ci hanno separato pause temporali, altre pause di noia emotiva
ma riconosco le mani e il modo che hanno di muoversi. dapprima con pennelli, in una concentrazione che ha dato sempre spazio a chiacchiere e distrazioni
in una concentrazione nella quale, la mano si muoveva comunque
e le immagini hanno sempre creato mondi
più o meno privati
più o meno decifrabili
le immagini, quelle immagini hanno sempre creato mondi molto colorati
da qualche tempo è arrivata la presenza umana che entra in modo prepotente
dapprima lavori su foto che potevamo definire anonime, semplici foto tessere più o meno impersonali; terreno neutro su cui si estrapolavano possibilità infinite
volti deformati inseriti in sfondi
volti che perdono le fattezze che gli sono proprie per assumerne altre
le fisionomie si trasformano, si traslano in forme “altre” che arrivano da dentro
o non saprei da dove
le fisionomie si trasformano arrivando da fuori forme di universi multiformi. Multicolori invadenti. Materie che fluttuano in spazi di cui si perdono i confini.
E la creazione di mondi nuovi
li qualcuno donava la sua immagine quasi per gioco, il resto era in mano sua
ora, la Partecipazione
interazioni tra lui e noi
interazioni guidate, interazioni spontanee
alcune cose ci portano davanti alla nostra esistenza
si cade in ginocchio
caduti al cospetto della vita
ed occorre allenare il cuore verso direzioni che non avresti mai pensato
rimetterlo in una nuova posizione

Apocatastasi,ritorno allo stato originario. Reintegrarsi a se stessi.
Reintegrarsi con quello che c’è attorno a Te
le immagini creano mondi
le immagini danno l’ossigeno necessario
per far protendere il cuore.
Donatella Discepoli,maggio duemilanove.
 

William è stato una scoperta, una scoperta conosciuta che non si scopre, mai.
Il suo cavalluccio marino gli somiglia come sono suoi  i grandi occhi mobili quasi ossessivi che vigilano sulle grandi zone piatte di colori accesi.

Se sono i suoi o indicano qualcos’altro penso che poco importi.

Ma ci dicono state attenti.

E sono sempre là, in mezzo a un tripudio di forme riconoscibili formalmente crude e semplicemente dirette. Una specie di tavola imbandita,con i suoi pensieri, dopo che tutti abbiamo smesso di mangiare.
E poi, scorgerci.

Sempre se il cibo è vita e la vita è cibo.
Il tutto condito di una componenete ironica forse per alcuni ma non per me.

Due lingue si attorcigliano, culminando in grossi peni eretti muniti di preservativo sovrastati da corpi nudi, immagini mistico religiose.

Ed ancora il grande occhio che congiunge il tutto.
Non c’è sguardo tragico, ma sguardo attento,i simboli vivono tutti assieme senza complicarsi.
Talvolta una vena accusatoria, ma il dito non si rivolge verso nessuno.
La morte è presente in varie forme forse perchè talvolta troppo vicina ma non ci fa paura come i falsi miti e credi vogliano farci pensare.
E’ "semplicemente" presente in mezzo a formiche, che continuano il loro brulicare senza sosta e senza ascolto, il pane per l’inverno.

La retorica è inutile altrimenti diventiamo anche noi falso credo.

Il segno tribale persiste, scandisce il tempo dei momenti di calore.
Continuo a credere negli occhi.


Donatella Discepoli 1994

Danilo Burattini

Note su Willi

I primi due aspetti che colpiscono guardando le opere di William Vecchietti, sono indubbiamente la bidimensionalità ed il chiaro riferimento a certi lavori di Keith Haring. Si tratta però di una primissima impressione quanto mai superficiale, suggestione che scompare immediatamente se si analizzano le opere in maniera un po’ più approfondita e seria.
La bidimensionalità degli elementi dipinti serve solo da porta interdimensionale, se invece si studia la struttura compositiva delle opere, si troverà presto una chiave di lettura abbastanza semplice, ma con conseguenze interessanti.
Le diverse tele dell’artista hanno frequentemente un elemento centrale, che funge da perno ideale per la rotazione sull’opera su se stessa: la piccola rotazione iniziale è poi amplificata dagli elementi pittorici posti lungo le direttrici del quadro, che dal centro vanno verso l’esterno.
L’accelerazione improvvisa, è poi garantita da tutto il microcosmo di figure che vive all’interno dell’opera. Ben presto questa rotazione bidimensionale, si trasforma in un movimento a spirale che tende ad assorbire lo spettatore all’interno di un universo splendido e tremendo allo stesso tempo.
In questo modo si è entrati nell’opera.
Suoni, Flash e vertigini accompagnano ora verso altri mondi dipinti lì vicino con colori allucinanti.
Mostri e simboli sembrano essere tratti dalle più remote profondità dello spirito, ma la loro decifrazione è impossibile, poichè non hanno un unico referente, ma infiniti: lo stesso artista rinuncia a seguirli tutti...vivono. Alcuni elementi, il cuore, il preservativo, la croce e l’occhio, ritornano spesso, come delle ossessioni, con noi essi l’artista plasma irreversibilmente il suo universo, non c’è scampo, questo è il suo mondo.
In realtà in fondo lo spettatore non è approdato in un universo neutro ove tutto può accadere, in linea di massima il destino di chi vi è dentro è già calcolato dall’autore, non si sfugge.
Riuscitissima l’immagine di Oskar Barrile quando descrive i contenuti delle tele dell’autore come un "woodoo"alla rovescia dove disegnare il Nemico vuol dire annientarlo e dove tratteggiare l’Amico è già averlo salvato per sempre.
Altro errore di valutazione sarebbe quello di avvicinare troppo le opere dell’artista a quelle di Haring, poichè vanno in direzioni diverse e sono eseguite in tempi e con retroterra culturali completamente distanti, se proprio si volesse collocare le sue opere, sarebbe più opportuno sistemarle lungo quel filo rosso dei "pittori dell’immaginario" così abilmente descritti da Giuliano Briganti.


Danilo Burattini giugno 1997

Oskar Barrile

un woodoo alla rovescia

William Vecchietti è un pittore, e dipinge tele di formato medio/grande con acrilici e paste colorate.
Meglio sarebbe dire che acrilici e paste colorate sono William Vecchietti e fissano come un occhio un pittore di medio/grande formato.
Fissare su tela, come si impressiona su una pellicola fotosensibile, un paesaggio interiore o un incubo notturno.
Il paragone non è gratuito; fotografia e opere di Vecchietti condividono la stessa rarefazione della e dalla materia.
La stessa inafferrabilità degli oggetti e dei corpi che, privi di spessore seppur precisamente definiti, si stagliano su fondi multicolori come silhouettes.
A volte, proprio per testare questa rarefazione, ecco un occhio fatto di paste colorate che si appoggia alla superficie della tela.
Nessuna profondità come una foto scattata col diaframma tutto aperto, dove lo sfondo non più a fuoco diventa una serie di forme colorate su cui come in un palcoscenico, si muovono impronte di oggetti e di mani.
Non sono oggetti neutrali quelli delle tele del Vecchietti, vivono lungo i mille accadimenti della vita quotidiana e si mostrano in tutta la loro distruttività nell’Intolleranza.
Guerra, razzismo, moralismo sono le cento facce con cui essa appare e sono così che appaiono in questi quadri che spesso si rivelano non più opere pittoriche ma come il percorso di un rito compiuto: un woodoo alla rovescia dove disegnare il nemico vuol dire annientarlo e dove il tratteggiare l’amico è già averlo protetto per sempre.
Ecco pèrchè le opere del Vecchietti sembrano anche il tracciato di una performance avvenuta mentre l’artista tracciava via via i segni della sua opera.
Confrontatele con un graffito preistorico o con un murale metropolitano: tutti e tre non possono essere scissi dall’immagine dell’azione che alla fine generati.
E come un ex-voto, spaziali, i quadri di Vecchietti stanno li a dimostrare che a volte l’ingenuità ha una forza incommensurabile e una vitalità universale



William Vecchietti is a painter and he paints on canvas of medium and large size with acrylics and colours pastels.
It would be better to say that acrylic and pastels are William Vecchietti and fix, as en eye, a painter of medium/higt stature.
To fix on a canvas, like imprintig on a photo-sensitive film, an inner landscape or  a nightmare.
The comparison is not gratuitous; photos and works of William vecchietti share the same rarefaction of and from the matter.
The very same elusivity ok the objects and of the bodies which, without thickness even if exactly defined, stand out on a multicoloured background as silohuettes.
Some times, just to test this rarefaction, here is an eye made of colour pastels that leans on the surface of the painting.
No depth, just like a photo taken with the stop fully open, where the background is not in focus anymore and becomes a series of colour shapes where, as on the stage, the marks of objects and hands are moving.
The subjects of Vecchietti’s paintings are not neutral, they live along with the thousand events of every day’s life-and they appear in all their destructivity in the Intollerance.
War, racialism, moralism are the thousand faces of the life and in these paintings they appear not as pictorial works but as the course of an accomplished rite : an upside down woodoo where drawing the Enemy means annihilating him and where sketching the Friend means to have already protected him forever.
That’s why Vecchietti’s paintings seem to be the layout of a performance that happened while the artist gradually marked out the signs of his work compare them with the prehistoric grafittes or with a metropolitan mural painting: all three of them can not be separated from the image of action that, at the end, generated them.
And, like spatial ex-vote, Vecchietti’s paintings are there to show that sometimes ingenuousness as an incommensurable strength and universal vitality

Oskar Barrile 9/1/94

Michele Panella

Cuori, occhi, ippocampi e spermatozoi

Non è trascorso tanto tempo da quando ho conosciuto le opere di William, ma il tempo non ha poi tutta questa importanza nel suo lavoro. Il tempo ha influenzato il suo metodo di lavoro in relazione ai mezzi, ma gli elementi che troviamo nei suoi quadri meno recenti sono gli stessi che incontriamo in "My New Art Love" suo ultimo percorso artistico.
L'elemento da cui tutto nasce è la natura. L'immediata natura dei quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco) che si esprime attraverso una simbologia stilizzata di cuori, occhi, ippocampi, spermatozoi, e infiniti altri di un mondo reale quanto immaginario che insieme nascono e insieme comunicano creando quell'unione, cerchio, vortice, strana forza sprigionata da una fusione di energie.
Come una porta magica che aperta conduce in un nuovo mondo. Un mondo fatto di amore ma anche di tanti mostri dove l'occhio che guarda e ascolta conduce, come la mano di Virgilio conduceva Dante, in un viaggio, onirico e reale nello stesso momento e il percorso da l'uno a l'altro è percettibile solo attraverso il simbolo, la forma e i colori. Un mondo pieno di colore, esplosioni di colori, toglie alla morte e ai suoi mostri quel timore che forse non è neanche giusto attribuirgli.
E' questo confine che meraviglia e che affascina.
Nel suo ultimo percorso, rielaborato, l'occhio continua a condurre.
In My New Art Love pittura, fotografia e intervento digitale giocano con i visi, le facce inespressive, personalità e nuovi mondi.
Ritratti del nostro tempo dove amore e natura sono sempre tratti somatici indomabili ma adattabili. L'intervento digitale e pittorico modifica il soggetto e il suo sguardo per creare un personaggio di un mondo virtuale, pieno di colori e di altre dimensioni, viso che non perde la neutralità della sua espressione e la realtà della sua comunicazione.
Da un mondo reale a un mondo virtuale,un viaggio.

Un momento, uno sguardo, un'emozione.
Sussurra all'orecchio.
Ascolto la voce che parla.
Mi piace.
La seguo.
Il ritratto-virtuale conduce nel suo mondo,
il suo mondo è come il mio,
sarò ritratto-reale.

Michele Panella 07.11.2000

William Vecchietti

MY NEW ART LOVE

Uso come pennelli di gran qualità ogni piccolo effetto che il computer mi da.
Una magnifica tavolozza, ricca, direi infinita. Una taglia e cuci!?
Il tutto è usato come mezzo, come una bomboletta argento, come delle piume, dei colori acrilici, matite, gomme, pennarelli, pigmenti indiani. Il tutto è usare il computer come un qualsiasi altro mezzo per dipingere, e creare alla fine un'Opera, della quale la tecnica è infinita da elencare. Nell'ultimo periodo uso questo mezzo per dare vita a delle creature, che raggiunta un'altra dimensione, sfogano senza tabù tutta la loro bellezza/bruttezza.
Esseri contemporaneamente del passato e del futuro. Senza né tempo né patria, tranne quella del loro cuore, "interno", che cerco di tirare fuori tramite le mie emozioni/passioni. Parto comunemente da una fototessera (neutra e senza pretensione d'essere foto) di persone che mi stanno dentro al cuore.
La guardo e vedo la persona che per una ragione o no, amo! La guardo dentro e comincio con i miei tratti, a farla uscire dal corpo, da questa dimensione, e la trasformo piano piano verso la mia (dimensione). Cerco di mantenere nell'opera queste persone, ma non esteticamente, piuttosto sensibilmente, restano loro; Quello che io vedo e provo per loro. Ogni tanto li chiamo "ritratti", ma non lo sono, tanto che solo chi li conosce veramente, li riconosce nelle mie opere, li chiamerei forse "interitratti", oppure sarebbe meglio chiamarli come sempre li ho chiamati dall'inizio: "MY NEW ART LOVE". Credo che corrisponda esattamente alla sensazione che provo quando guardo le mie Opere, e vedo tutti i miei amici, parenti, amanti e conoscenze, che mi danno brividi d'amore.

Quando ho finito di lavorare al computer, un file, un'Opera, la porto su tela a grandi dimensioni (tramite una stampa con plotter) e cerco di trasportare/trasformare un'Opera digitale in un'Opera pittorica, riprendo pennelli, colori, e altri centinaia di materiali, mi metto a lavorare su questa tela per rendere l'Opera completa di tutto ciò che io posso darle, con le mie potenzialità e i miei mezzi. Continuo con "MY NEW ART LOVE" a dare i miei messaggi di amore-libertà'-passato-futuro attraverso quelle persone che segnano la mia vita e la costruiscono come io la loro, cercando di non essere solamente diretto agli interessati, ma che continui ad essere un linguaggio universale, come sempre ho cercato di dare.
Credo e continuerò per sempre a credere che l'Amore Cosmico sia l'arma più potente che abbiamo per distruggere ogni ingiustizia di questo pianeta.


William Vecchietti Novembre 1999

   
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