Danilo Burattini 1997

COSMICOAMOR 1994 acrilici su tela cm 60x80

Note su Willi

I primi due aspetti che colpiscono guardando le opere di William
Vecchietti, sono indubbiamente la bidimensionalità ed il chiaro
riferimento a certi lavori di Keith Haring. Si tratta però di una
primissima impressione quanto mai superficiale, suggestione che
scompare immediatamente se si analizzano le opere in maniera un po’ più
approfondita e seria.
La bidimensionalità degli elementi dipinti serve solo da porta
interdimensionale, se invece si studia la struttura compositiva delle
opere, si troverà presto una chiave di lettura abbastanza semplice, ma
con conseguenze interessanti.
Le diverse tele dell’artista hanno frequentemente un elemento centrale,
che funge da perno ideale per la rotazione sull’opera su se stessa: la
piccola rotazione iniziale è poi amplificata dagli elementi pittorici
posti lungo le direttrici del quadro, che dal centro vanno verso
l’esterno.
L’accelerazione improvvisa, è poi garantita da tutto il microcosmo di
figure che vive all’interno dell’opera. Ben presto questa rotazione
bidimensionale, si trasforma in un movimento a spirale che tende ad
assorbire lo spettatore all’interno di un universo splendido e tremendo
allo stesso tempo.
In questo modo si è entrati nell’opera.
Suoni, Flash e vertigini accompagnano ora verso altri mondi dipinti lì
vicino con colori allucinanti.
Mostri e simboli sembrano essere tratti dalle più remote profondità
dello spirito, ma la loro decifrazione è impossibile, poichè non hanno
un unico referente, ma infiniti: lo stesso artista rinuncia a seguirli
tutti…vivono. Alcuni elementi, il cuore, il preservativo, la croce e
l’occhio, ritornano spesso, come delle ossessioni, con noi essi
l’artista plasma irreversibilmente il suo universo, non c’è scampo,
questo è il suo mondo.
In realtà in fondo lo spettatore non è approdato in un universo neutro
ove tutto può accadere, in linea di massima il destino di chi vi è
dentro è già calcolato dall’autore, non si sfugge.
Riuscitissima l’immagine di Oskar Barrile quando descrive i contenuti
delle tele dell’autore come un “woodoo”alla rovescia dove disegnare il
Nemico vuol dire annientarlo e dove tratteggiare l’Amico è già averlo
salvato per sempre.
Altro errore di valutazione sarebbe quello di avvicinare troppo le
opere dell’artista a quelle di Haring, poichè vanno in direzioni
diverse e sono eseguite in tempi e con retroterra culturali
completamente distanti, se proprio si volesse collocare le sue opere,
sarebbe più opportuno sistemarle lungo quel filo rosso dei “pittori
dell’immaginario” così abilmente descritti da Giuliano Briganti.

Danilo Burattini giugno 1997